L’importanza del benessere dei dipendenti e l’uso dell’AI nella gestione delle risorse umane

Maggio 28, 2024

Secondo l’ultima ricerca dell’Osservatorio HR Innovation Practice, il benessere dei dipendenti è il tema fondamentale da affrontare nelle aziende italiane, unitamente all’introduzione degli strumenti HR che utilizzano l’AI.

Milano, [28/5/2024] — La ricerca 2024 dell’Osservatorio HR Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano rivela dati preoccupanti sullo stato di benessere dei lavoratori italiani, con solo il 5% che si dichiara felice sul posto di lavoro e appena il 9% che gode di benessere psicologico, relazionale e fisico.

La ricerca, presentata durante il convegno “Navigare nell’incertezza del futuro del lavoro: benessere e AI all’orizzonte”, mostra come l’88% delle organizzazioni italiane abbia difficoltà ad assumere nuovo personale, difficoltà cresciuta nell’ultimo anno in più della metà dei casi. Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro è dovuto soprattutto alla carenza di persone con competenze tecniche (57%) e soft (36%), ma anche alla mancata corrispondenza tra quanto offerto dalle aziende e quanto desiderato dalle persone in termini di stipendio, carriera, flessibilità e stile di vita.

La situazione che emerge dai dati della ricerca evidenzia l’urgenza di adottare strategie efficaci per migliorare il benessere dei dipendenti nelle aziende italiane.

La ricerca sul benessere dei dipendenti

L’indagine sul lavoratore, realizzata dall’Osservatorio in collaborazione con BVA Doxa, mette in evidenza come solo il 9% degli italiani affermi di stare bene nell’impiego attuale considerando le tre dimensioni del benessere: fisico, psicologico e relazionale.
Appena il 5% oggi è “felice” al lavoro. Un lavoratore su tre si è assentato almeno una volta dal lavoro nell’ultimo anno per motivi di stress o ansia, ma solo un’azienda su due offre servizi a supporto. Infelicità e malessere inducono molti a cambiare lavoro: il 42% degli italiani l’ha fatto recentemente o ha intenzione di farlo a breve e nel 2024 per la prima volta
il motivo principale è la ricerca di “benessere fisico e mentale” (36%).

La “Great Resignation” e il “Great Regreat” sono ancora fenomeni in corso: tuttavia il 56% di chi ha cambiato lavoro negli ultimi 12 mesi si è già pentito, +37% rispetto al 2023. Una delle principali fonti di malessere resta l’incapacità di trovare un equilibrio tra vita lavorativa e vita privata: in un anno, raddoppiano i Job Creeper (13% vs. 6%), quelli che non riescono a smettere di lavorare e sacrificano anche il tempo della propria vita privata alle attività lavorative, mentre resta stabile il numero dei Quiet Quitter (12%), i lavoratori che fanno il minimo indispensabile senza essere coinvolti emotivamente nelle attività che svolgono.

L’impiego dell’AI nella gestione delle risorse umane

Il 26% dei lavoratori ha già utilizzato soluzioni di AI generativa nell’ultimo anno, sebbene siano pochi quelli che lo fanno in maniera continuativa (solo il 3% ogni giorno e il 7% un paio di volte a settimana). L’attività principale è la semplice ricerca di informazioni (31%) ma l’impatto potenziale è alto: secondo i lavoratori, il 24% delle proprie attività possono essere già svolte con il supporto di soluzioni di AI generativa. E quasi uno su due è preoccupato delle conseguenze, non tanto per il rischio di perdere il lavoro (12%), quanto per la possibilità che diventi più precario (26%) o che le proprie competenze siano meno rilevanti (22%).
Ci sono anche lavoratori più ottimisti che vedono nell’AI generativa un’alleata per svolgere meglio il lavoro (29%), sviluppare nuove competenze (23%) e lavorare meno (21%).

Dal punto di vista delle Direzioni HR, il principale impatto di soluzioni AI nei prossimi 5 anni sarà l’evoluzione dei ruoli e delle competenze, più che la riduzione dell’organico. Secondo il 62% l’ascesa dell’AI generativa porterà a un arricchimento di competenze e per il 34% una riqualificazione di ruoli in declino.

La ricerca sottolinea l’importanza crescente dell’intelligenza artificiale nella gestione delle risorse umane, con il 32% delle aziende che utilizza almeno una soluzione di AI a supporto dei processi HR. Nella maggior parte dei casi si tratta di Chatbot o Assistenti Virtuali, a supporto di attività amministrative, navigazione degli applicativi aziendali o processo di onboarding; sistemi di elaborazione del linguaggio naturale, prevalentemente per lo screening dei CV e sistemi di recommendation, per suggerire i contenuti/percorsi formativi più adatti in base alle esigenze della singola persona.

Verso un futuro di benessere e innovazione

Il benessere dei dipendenti e l’uso dell’AI nella gestione delle risorse umane sono temi centrali per le organizzazioni che cercano di navigare le sfide del mercato del lavoro contemporaneo. Talentia, come sostenitore della ricerca dell’Osservatorio HR Innovation Practice, è consapevole di queste necessità e si impegna a fornire soluzioni software HR innovative che aiutano le aziende a gestire in modo più efficace il benessere dei loro dipendenti. Attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale e di sistemi automatizzati, Talentia mira a semplificare i processi HR, proponendo approcci coerenti con gli obiettivi di gestione attenta delle persone e contribuendo a creare le condizioni migliori per rendere i luoghi di lavoro più accoglienti e produttivi.

Crediamo fermamente nel potere dell’intelligenza artificiale per trasformare la gestione HR, rendendola più efficiente e in grado di rispondere meglio alle esigenze dei dipendenti,” ha dichiarato Marco Bossi, Head of HCM Business Unit di Talentia. “Le nostre soluzioni sono progettate per migliorare il benessere dei lavoratori, facilitando una migliore work-life balance e promuovendo un ambiente di lavoro inclusivo e collaborativo.

Leggi qui per conoscere tutti i dati della ricerca.

Photo Gallery

Ecco alcune immagini tratte dal Convegno conclusivo dell’Osservatorio Hr Innovation Practice tenutosi il 15 maggio.